prodotti finanziari
“Una pessima idea lasciare che quei mercati, in cui gli speculatori trascorrevano il tempo a cercare di fregarsi a vicenda, dettassero decisioni economiche importanti: quando lo sviluppo del capitale di un paese diventa un sottoprodotto dell’attività di un casinò, è probabile che si tratti di un lavoro malfatto… Occorre tornare all’economia del mondo reale, allo sviluppo industriale”. (Paul KRUGMAN, economista statunitense, premio Nobel per l’economia nel 2008, Fuori da questa crisi, adesso!, Garzanti, 2012).

Un ragionamento scontato che dovrebbe far rinsavire, eppure la finanza continua a tenere il banco e l’economia a non trovare vie d’uscita. Del resto perché chi detiene il capitale dovrebbe scegliere l’investimento che rende di meno? E’ molto più facile e profittevole speculare in borsa piuttosto che rischiare il proprio denaro nell’economia reale, dove i vincoli e le regole sono più stringenti e i rischi, paradossalmente, più alti.

Ecco allora che chi ha denari si orienta alla finanza, chi non ne ha cerca di fare impresa, risultato: presto negli scafali del supermercato troveremo bond e derivati perché pasta e pelati non converranno più.