Mary Shelley

Ho riletto con piacere in questi giorni “Frankenstein ovvero il prometeo moderno” e, oltre al piacere della grande letteratura dell’ottocento, è l’attualità di quest’opera che mi colpisce. Ancora alberga nell’animo umano la diffidenza se non addirittura il rifiuto del diverso. Niente di meglio delle parole della scrittrice descrivono questa triste verità. Così fa parlare il suo mostro:

“… Ma, nel resoconto che egli te ne ha dato, non può aver fatto la somma delle ore e dei mesi di angoscia che io ho dovuto sopportare, torturandomi in passioni impotenti. Perché, distruggendo le mie speranze di bene, non davo soddisfazione ai miei desideri. Sempre essi erano vivi e ardenti: bramavo amore e amicizia, e ogni volta ero ripudiato. Non era ingiusto tutto ciò? Solo io debbo essere giudicato criminale, quando tutta l’umanità ha peccato nei miei confronti?”
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